Pietà - Abbazia Benedettina di Finalpia

Abbazia Benedettina Finalpia
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Pietà

Documenti
3-Pietà o compianto sul corpo di Cristo (1530-1533)
(clicca sulle foto)

Dei tre esemplari in maiolica di Scuola robbiana (prima metà del secolo XVI), che si conservano nell’abbazia di Finalpia (Savona), quello di più elevato livello artistico è la PIETÀ, opera di Santi Buglioni (1494-1576), uno scultore toscano assai noto e ripetutamente ricordato nell’Enciclopedia Treccani.

Già questo fatto è notevole dato che gli altri due esemplari sono opera di anonimi (anche se abitualmente vengono attribuite alla bottega di Giovanni della Robbia).
 
Ma le differenze tra la “Pietà” ed i due esemplari ricordati in precedenza non si arrestano qui.
Mentre infatti negli altri due gruppi personaggi sono incastrati nella parete, in questa “Pietà”, le figure sono a tutto tondo e avvolti da un dinamismo che negli altri è completamente assente.
D’altro canto, a differenza degli altri esemplari, la “Pietà” è priva di elementi decorativi (festoni vegetali, stemmi araldici).
Inoltre nella “pietà” la lucentezza della maiolica è  riservata al panneggio mentre il corpo umano, scuro ed opaco, ne è privo. Questo particolare è dovuto ad una speciale ricerca di realismo che suggerisce all’artista – ispirato, quanto alla composizione,  alla “Pietà vaticana di Michelangelo”  – di dare  maggiore risalto al fattore anatomico, come risulta dalla torsione di tre quarti del busto del Cristo, dalla palpebre socchiuse, dalla mano sinistra esangue e dal braccio destro abbandonato a peso morto. Con quest’opera si può dire che la scuola robbiana abbia prodotto il suo ultimo capolavoro.

Proviamo ad esaminare questo gruppo più da vicino per scoprirne qualche particolare:
non con l'occhio del critico
d'arte,
ma piuttosto con con quello del cuore.



Cominciamo da sinistra con l’Apostolo prediletto di Gesù,
(così ama sovente auto-definirsi il giovane Giovanni nel suo Vangelo).
Qui vediamo un volto di un ragazzo (nemmeno ventenne),
con gli occhi spalancati,
pieno di smarrimento, mentre sorregge il capo del suo Gesù.
A destra, con il gesto di portarsi al seno la mano sinistra, Maria di Magdala esprime tutto  il proprio sgomento davanti al cadavere del Rabbì di Nazaret che le aveva letto nel cuore, l’aveva liberata dalle catene che la legavano ad un triste passato e le aveva perdonata tutto...
Il vasetto di un qualche unguento, che stringe nella mano destra, sa un po’ di patetico, di fronte allo scempio di quel cadavere. Pare quasi che questa Maria, ansiosa di fare ancora qualcosa per Gesù, abbia all'ultimo momento preso ciò che aveva a portata di mano, senza considerare l’inadeguatezza di ciò che stava facendo.
Nicodemo, uomo più pratico, porterà ben trenta chili di una mistura di mirra e di aloe, per quello scopo.

Le mani giunte al seno della Madre, sembrano voler dire:
Ma cosa t’hanno fatto, figlio mio !”.
Quei suoi occhi chiusi, ci suggeriscono i tanti dolori che la stanno dilagnando dentro,
ma noi leggiamo solo ciò che quelle mani giunte al seno esprimono.
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