S. Giuseppe - Finalpia

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S. Giuseppe

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SAN GIUSEPPE

Arriviamo così all’altare, dove oggi viene conservato il Santissimo Sacramento.
All’epoca dei monaci Olivetani questo altare era dedicato a Santa Francesca Romana, in quanto era proprio di fronte a quello che era del Beato Bernardo Tolomei (dove ora c'è S. Benedetto).
Poi, per molto tempo fu dedicato a San Giuseppe. Difatti nel dipinto della lunetta in alto vediamo lo stesso San Giuseppe che guida l’asinello con Maria e il Bambino, durante la fuga in Egitto.
La scritta dello stemma che sovrasta l’altare dice “CONSTITUIT EUM DOMINUM DOMUS SUAE”  (Dio lo ha costituito signore della propria casa), un evidente riferimento al capo della Famiglia di Nazaret.
Negli anni 1950/60 questa cappella venne poi dedicata al Sacro Cuore di Gesù e il nostro monaco/pittore don Leandro Montini (al quale si debbono oltre che gli affreschi della Cappella monastica anche un attento restauro dell’icona mariana dell’altare maggiore di questo tempio) dipinse la pala di questo altare.
NOTA: la pala dell’altare del Sacro Cuore di Gesù.
(Foto qui sotto, che può essere ulteriormente ingrandita).
Vi vediamo Gesù in paramenti sacerdotali (notare come il braccio sinistro porti ancora il ”manipolo”) e con in capo la corona regale.
Dal suo Cuore s’irradia un fascio di raggi luminosi.
Ai suoi piedi sono disposti a ventaglio i 4 libri dei vangeli.
Da sinistra a destra:
- EVANGELIUM SECUNDUM MATTHAEUM (LIBER GENERATIONIS JESU CHRISTI FILII DAVID FILII ABRAHAE ABRAHAM GE[neravit]);
- EVANGELIUM  SECUNDUM MARCUM (INITIUM EVANGELII JESU CHRISTI FILII DEI SICUT SCRIPTUM EST IN ISAIA)
- EVANGELIUM SECUNDUM LUCAM (FUIT DIEBUS HERODES, REG[is] JUDEAE SACER[dos] QUID[am] NOMINE ZACHARIAE)
- EVANGELIUM SECUNDUM JOANNEM (IN PRINCIPIO ERAT VERBUM ET VERBUM ERAT APUD DEU[m] ET DEUS ER[at])
Il cartiglio che sta alla base del quadro riporta la scritta:
GLORIA TIBI DOMINE QUI CORDE FUNDIS GRATIAM
(Gloria a Te Signore che dal cuore effondi la Grazia)
Questa precedente pala dell'altare ora si trova, molto deteriorata da infiltrazioni d'acqua, appesa sopra la porta di uscita, che dal corridoio nord della chiesa, immette nel locale dello scalone.

Qui sotto primo piano della statua, ulteriormente ingrandibile
(opera di Billia Antonio 1813 – 1891).

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