P. Germano - Finalpia

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P. Germano

Abbazia > Lutti
 
P. GERMANO MICOZZI (1935 – 2016)
(Organista ufficiale della nostra Abbazia)
Nato a Subiaco il 26 aprile 1935
Monaco dell'Abbazia di Finalpia il 5 ottobre 1952
Sacerdote il 6 agosto 1960
Ritornato al Padre il 9 novembre 2016.
Funerale: sabato 12 novembre 2016 ore 10,
nella nostra Chiesa.

 
Era nato nel 1935 a Subiaco (RM).
La
prossimità dei luoghi dove san Benedetto iniziò la sua straordinaria esperienza monastica fu come un presagio.
Arrivato a circa 11 anni nel collegio dei Rondinini a Noli, entrò poco dopo nell’Abbazia di Finalpia, dove già c’erano altri sublacensi (così si chiamano gli abitanti di Subiaco): lo stesso Padre Abate di allora, P. Bernardo Cignitti, era un sublacense.
Studiò teologia all’Università Monastica S. Anselmo di Roma, dove conseguì la Licenza in Filosofia.
Divenne monaco nel 1952 e sacerdote nel 1960, sempre a Finalpia.
 
Piccolo di statura, dimostrò grande impegno e tenacia.

Fu Maestro dei probandi fino ad una decina di anni fa (i probandi sono quanti entrano in Monastero e che devono essere provati, cioè si deve verificare che siano adatti alla vita del monaco).
Insegnò filosofia ai giovani, nei corsi di studio di preparazione alla teologia.

La sua buona riuscita, nello studio giovanile della teologia a Roma, indusse i nostri Superiori ad affidargli la preparazione al sacerdozio del Generale dei carabinieri, Mario Benedicti (1899 – 1975), che era stato Comandante della Legione Carabinieri di Bologna.
Questo Alto ufficiale, invece di trascorrere la sua pensione tra i libri prediletti ed i suoi acquarelli, era venuto (nel 1963) a bussare alla porta del nostro Monastero, per trascorrere il resto dei suoi giorni nel raccoglimento e nella preghiera, prendendo il nome religioso di Marco.
Don Germano lo preparò al sacerdozio, facendogli scuola di teologia, e così – il 4 novembre del 1967 – don  Marco fu ordinato sacerdote.
Parteciparono alla Sacra Cerimonia molte Autorità  ed Alti rappresentanti dell’Arma dei Carabinieri.

Molti studenti erano soliti rivolgersi a lui per essere aiutati in qualche materia scolastica, specialmente nel latino.
Introdusse vari ragazzi nel mondo nella musica, famigliarizzandoli  con la tastiera del nostro vecchio pianoforte: lui che aveva imparato a suonare da autodidatta.
Don Germano, difatti, non aveva fatto il Conservatorio o seguito corsi regolari di pianoforte ed organo, ma aveva una gran passione per la musica: ancora l’estate scorsa aveva dilettato i villeggianti con i concerti settimanali di organo, intitolati Perle musicali. In tali occasioni
aveva saputo dare eccellenti prove delle sue capacità all’organo, sia nelle esecuzioni "a solo", che nell'accompagnamento della voce in celebri arie della musica lirica.
Come organista ufficiale della nostra Abbazia-Parrocchia suonava nelle Sacre funzioni.

Incaricato del Catechismo parrocchiale, aveva intuito (già una ventina di anni fa) le opportunità che offriva il Computer e così – con tenacia – si era imposto di imparare ad usarlo.
E … c’era riuscito.
Proprio il Computer lo aiutò a rispondere ai molti discendenti di italiani residenti all’estero (specialmente in Argentina, dove la situazione economica del Paese risulta spesso critica). Costoro scrivevano per avere la copia dell’atto di battesimo dei loro antenati (battezzati a Finalpia o qui nei dintorni), per dimostrare di essere italiani d’origine e poter così essere agevolati nell’ottenere il permesso a ritornare nel nostro Bel Paese.

Nei suoi 81 anni trovò anche il tempo di fare – per qualche anno – il parroco ad Orco, negli anni ’60.
Di tale incarico diocesano parlava con compiacenza, mista ad un pizzico di nostalgia.
E tale nostalgia nasceva non unicamente perché lui allora era sui ... 30 anni, ma perché la gente gli voleva bene.

La fototessera
(leggermente ingrandita) che riportiamo risale al 2014: vi traspaiono già i segni delle sofferenze che da tempo lo tormentavano.
Finché i problemi di salute glielo hanno permesso è stato fedele e puntuale nell’Osservanza monastica.
Lo ricordiamo per il suo sorriso dolce, l’aria mite e il
suadente tono della voce.

Te Christus in sua pace, frater dilectissime !
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